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Mata e Grifone

A completamento degli apparati festivi dell'Agosto messinese, oltre la monumentale e complessa piramide della Vara, vi erano, e in parte permangono, altri tipi di "machine" festive, quali la Galea, i trasparenti, le luminarie, le fontane e le colossali statue di Mata e Grifone, detti i "Giganti", cui si accompagna l'aggressiva maschera del cammello, "u camiddu".
Nei giorni che precedono la processione del 15, le grandi statue venivano portate a spalla nei vari quartieri della città. Secondo la tradizione, i simulacri raffigurano i mitici progenitori della prosapie peloritana. Lui bruno e barbuto, nelle fattezze classicheggianti ricorda il Giove Capitolino, lei, Mata, presenta le prosperose fattezze di una popolana, precisamente "cammarota", abitante cioè di un antico quartiere, fuori le mura, a sud-ovest del porto.
Interessante osservare che la figura predominante tra i due è quella di Mata, adombrandosi in ciò una preferenza nei confronti della donna, che ritroveremo più volte ribadita, sia nel mito che nella tradizione peloritana. Durante la passeggiata, il serio Grifone, che impersona la componente orientale, segue rassegnato la bella Mata. Altri videro nei due personaggi ascendenze più antiche, che restano però da dimostrare.
Dalla seconda metà del secolo scorso i Giganti procedono trainati su carrelli a ruote, mentre in passato i due venivano sollevati dai portatori attraverso pali e staffe basculanti , che consentivano di mantenerli in equilibrio, conferendo peraltro un andamento caracollante alle due statue equestri.
Così come per la Vara, la sfilata era accompagnata da tamburi, trombe e dal suono cupo della "brogna" e della "ciaramedda". Vari figuranti improvvisavano brevi spettacoli per la gioia degli astanti, durante le tappe della passeggiata.
A seconda delle versioni i nomi dei due colossi furono: Cam e Rea e Saturno e Cibele, con chiaro riferimento alla mitologia locale.
Per quanto riguarda Grifone, il volto pare sia stato scolpito prima da Martino Montanini e una seconda volta da Andrea Calamech (XVI secolo). La testa di Mata fu più volte rifatta ad opera di vari autori: Santi Siracusa (XVIII secolo), quindi, a seguito dei restauri del 1951, da Michele Amoroso e dopo pochi anni da Mariano Grasso.
I Giganti, come la Vara, hanno subito un radicale intervento di restauro a metà degli anni ottanta, ad opera della ditta Prizzi di San Cataldo (CL) su indicazioni dell'arch. Rodo Santoro.